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Non sono il mostro che vuoi farmi diventare.

Non sono ne l'uomo, ne la bestia.

Sono qualcosa di completamente nuovo, e seguo le mie regole.

  — Naz'Jatar, prima della morte di Kaireth


http://img193.imageshack.us/img193/3558/jatar.jpg
Naz'Jatar
Alias Volpe Nera
Luogo di Nascita Calimshan
Sesso Maschio
Razza Tiefling
Età 147
Allineamento Neutrale Malvagio
Divinità Shar
Linguaggi Conosciuti Comune, Alzhedo, Infernale, Abissale, Drowish, Elfico, Antico

Descrizione Modifica

Alto poco più di un umano Naz'Jatar è, a prima vista, un comune ragazzo, ammantato solitamente da delle vesti scure e comode, nonchè da un ampio cappuccio che cela la parte superiore del volto. I rari che hanno l'occasione di poterlo vedere senza l'immancabile cappuccio possono notare i capelli, di un intenso color rosso scuro, le orecchie leggermente a punta ed i suoi occhi particolari: completamente gialli, tutti un'iride, con una nera pupilla verticale. Ha una corporatura snella e slanciata, coronata da dei muscoli ben definiti ma poco accentuati. Su tutto il corpo sono presenti delle cicatrici, ad intervalli regolari, laddove vi erano le spine prima che se le strappasse. Le mani presentano una carnagione diversa dal volto: il palmo sembra perfettamente normale, ma il dorso è ricoperto da una pelle lucida, chitinosa, che finisce per ricoprire anche le dita, lunghe e affusolate con delle unghie appuntite alle estremità.

Un comportamento bizzarro e dei modi non troppo amichevoli, nonchè il suo retaggio demoniaco, fanno di lui un pessimo elemento sociale, destinato all'emarginazione e all'allontanamento. Non ha scrupoli di nessun tipo, non ha onore. Si relaziona con gli altri, tranne rare eccezioni, solo ed unicamente se ciò comporta un vantaggio personale, che non necessariamente deve essere reciproco. Tutto il suo agire, infatti, è dettato dall’elevazione personale in termini di guadagno tangibile, non necessariamente monetario. Considera, infatti, l'oro insignificante e la fama inutile, quasi come le popolazioni che gliel'attribuiscono. Per Naz'Jatar il mondo non è altro che un immenso campo da gioco, dove provare e riprovare, mettersi alla prova, sfidare la sorte e la morte ad ogni passo per evitare di incorrere nella noia che tanto cerca di evitare.

Storia Modifica

Sgradevole è l’evolversi delle situazioni, quando non si può far altro che sottostare alle regole imposte da qualcuno. La vita di Naz’Jatar è stata questo: costrizioni, fughe speranzose in cerca della libertà per trovare solo altre costrizioni. Una vita di schiavitù, si può dire, finchè non è riuscito a maturare una volontà, una linea di pensiero tale da riuscire a dominare, invece di essere dominato.

La storia inizia con la sua preparata, orrenda nascita. Sua madre (o, meglio, colei che l’ha incubato e partorito), una servitrice senza nome legata al volere del grande Kaireth, un malvagio arcanista senza remore, gran Visir alla corte itinerante di un sultano calishita. Le sue conoscenze, unite all’antica tradizione commerciale del Calimshan, gli permisero di acquistare delle strane spore. Reagente potente, a detta del vecchio commerciante da cui le comprò. Dopo anni di ricerche, studi specifici ed esperimenti che culminarono con l’ingestione di queste spore da parte della schiava, la donna morì, squarciata dall’interno dal figlio che teneva in grembo, sotto lo sguardo a metà tra l’impaurito ed il compiaciuto del grande incantatore.

Naz’Jatar fu il nome del neonato, che nella lingua del deserto significa “Figlio delle Sabbie”.

Il gran Visir lo crebbe in gran segreto per anni, lo educò al mondo, lo istruì, facendo maturare in lui un'intelligenza non indifferente, finchè non arrivò il momento di insegnarli la grande Arte. Il giovane Naz’Jatar non si mostrò però degno di questi insegnamenti, anche se non mancò di dimostrare un’innata propensione alle piccole illusioni. Queste sue capacità erano lungi da ciò che il suo severo e tirannico maestro pretendeva, e fu presto abbandonato nel deserto, nell’oppressiva compagnia di miliardi di granelli di sabbia rossa. Sul punto di morire di fame, fu raccolto da una tribù nomade. Parlavano una lingua che il ragazzo non conosceva, la stessa lingua che pronunciò per lui parole dure, seguite da ordini, catene e letame di cammello. Era invidioso, Naz’Jatar, invidioso della vita di quegli umani, invidioso dei suoi padroni. Sapeva di non essere uno di loro, lo vedeva e lo sentiva. Non sapeva, in realtà, cosa fosse. La sua diversità lo introdusse inizialmente ad una sensazione di netta inferiorità rispetto al mondo, che esplose nel suo desiderio di somigliare agli umani: con estrema fatica, si strappò una ad una le spine che gli ricoprivano il corpo, lasciando intonse le due sulla fronte, per nessun’altro motivo che il dolore insostenibile. Scappò dalla carovana appena ne ebbe l’occasione: Calimport.

Si dedicò alla malavita, con il suo nuovo aspetto, ora più umano, curandosi di nascondere sia i tratti demoniaci rimasti che l’esotica bellezza donatagli dalla madre. Aveva diciassette anni quando si unì ad una piccola e nascente gilda di ladri della capitale. Insieme ai suoi nuovi compagni, a cui ancora teneva nascosta la sua natura, divenne un abile borseggiatore, che rapido scivolava per le vie dei quartieri commerciali del Porto. Si spostarono verso il deserto, dove i pascià più ricchi seguivano le rotte commerciali, e, sotto indicazione del mezzo demone, attaccarono l’imponente carovana di Kaireth. La notte fonda e la preparazione di svariate settimane alle spalle permisero alla compagnia di agire indisturbata, e permisero a Naz’Jatar di compiere finalmente la sua vendetta, tagliando rapidamente la gola del mago mentre dormiva. Compiaciuto e soddisfatto, il demone abbandonò la corporazione con la sua parte di ricavato, che usò per pagarsi un sicuro ed onesto viaggio verso il nord, risalendo il deserto, oltrepassando il Tethyr, l’Amn, giungendo sulla costa della spada e viaggiando fino a Luskan, la città delle Vele, dove si stabilì. Condusse una vita ai limiti dell’illegalità, occupandosi di piccoli giri di droga, estorsioni e rapine, aggrappandosi alle capacità sviluppate a Calimport.

Continuò comunque a viaggiare lungo tutta la Costa, trascinato dai suoi piccoli affari, abbastanza stabili per assicurargli una vita rischiosa, si, ma abbastanza dignitosa. Durante uno di questi viaggi conobbe Alwaktah, conosciuta ai più come Aluac Tarn, una tiefling, progenie di un Glabrezu. Ella non aveva rimorso alcuno nel mostrarsi per ciò che era, guadagnandosi presto l’ammirazione di Naz’Jatar, e molto probabilmente qualcosa di più. Il mezzo demone lasciò marcire i suoi affari, attirato dall’aspettativa di vita che avrebbe avuto, seguendola, e così fece. Viaggiarono insieme per un lungo periodo, incorrendo nei più bizzarri pericoli che ci si possa aspettare, attirati dall’irruenza della guerriera e dall’incoscienza del ragazzo, che si mostrava ad ella come la sua natura gli imponeva di fare, sentendosi al sicuro, non sentendosi più inferiore, ma superiore. Arrivò a comprendere, aiutato da Aluac, che il suo retaggio era una sorta di dono, non una penalizzazione.

Era libero, finalmente, ed il suo unico padrone da quel momento fu se stesso.

Raggiunta una sorta di estrema felicità, condita amaramente con rapine e furti di svariato genere, egli non poteva proprio immaginare che tutto sarebbe finito, ma la sorte sa essere maliziosa quando si impegna. La sfortuna gli mise davanti un’interessante bivio: vivere da solo, o morire con Aluac. Curiosamente, non fu lui a dover compiere la scelta. Ella lo salutò con un bacio forzato, tirandolo a se e gettandolo al sicuro con tutta la forza che le era rimasta. A lungo vagò tra le ombre, tornando infine sulla Costa della Spada, con la flebile speranza che Aluac fosse ancora viva.

Anni dopo, raggiunta Baldur's Gate per una serie di importanti affari che avrebbero dato una vera svolta alla sua vita, incontro nuovamente Aluac, viva, segnata da quasi mezzo secolo di fatiche e delusioni. I due passarono molto tempo insieme, convincendosi di voler trovare un luogo diverso, un luogo dove vivere in pace e senza preoccupazioni, e Aluac partì alla ricerca di un posto simile, lasciando Naz'Jatar libero di concludere i suoi loschi affari, ora stabili al Gate.

Senza la presenza della tiefling a tenerlo sotto controllo, Naz'jatar divenne via via più libero, più indifferente nei confronti dell'intero mondo che lo circondava. A lungo diviso tra la natura umana e quella demoniaca, Naz'Jatar colse l'occasione per abbracciare completamente la seconda. Tutto cominciò ad avere un senso per lui, tutto era indirizzato al raggiungimento di un obiettivo: il ritrovamento delle sue origini.

Un tacito, mai scritto e midiciale accordo si venne a formare tra Naz'Jatar e il potente arcimago Leonard, un accordo fondato su pilastri di paura e tensione da parte del tiefling che fino a quel momento ignorava certi sentimenti. I due divennero ottimi collaboratori solo all'atto dell'acquisizione di Leonard della proprietà sulla Corte dei Corvi. Naz'Jatar, da socio, avrebbe avuto il compito di amministrare il patrimonio dell'arcimago fino a nuovo ordine.

Già fervente servo della Dea della Notte, incontra Isabella de Leyva y Castillon, una sacerdotessa che lo indirizza e lo presenta come servitore al Culto di Shar, segretamente ubicato nelle profondità della terra. E' qui che il tiefling conosce altri cultisti, con i quali svolge un interessante lavoro di spargimento del Verbo, nel quale assassini e minacce furono armi indispensabili.

Curiosità Modifica

  • Ha imparato il drowish e due dei più letali stili di combattimento drow, il Bautha Z'hin e il Draea Velve da Aluac Tarn.
  • Desidera acquisire sempre più conoscenza per quanto riguarda i Piani d'esistenza e le creature che li abitano.
  • Nel momento della consegna dei nomi per essere incoronato eroe del Gate, ha detto di chiamarsi Gareth Galler.
  • Ignorava d'essere la lontana progenie di un antichissimo Obyrith. Zarbax gli ha aperto gli occhi.
  • Odia essere chiamato solamente "Naz", ché in alzhedo non significa nulla.

Gesta Modifica

  • Ha avuto un ruolo fondamentale nel massacro al Tempio del Canto del Mattino, a Beregost, ora semidistrutto.
  • Ha fatto parte della spedizione che ha salvato Baldur's Gate dall'epidemia come esploratore, ritardando notevolmente il ritrovamento della cura.
  • Ha avuto un ruolo fondamentale nella distruzione della sede centrale del Pugno Fiammante, a Baldur's Gate.


Non tutti sanno cheModifica

  • E' fuggito da Thulthantar, dove è stato prigioniero per alcuni decenni.
  • Conosce le lingue antiche, tra le quali l'illuskan, il netherese e il loross.
  • E' il proprietario della Corte dei Corvi di Baldur's Gate, insieme a Leonard.
  • E' un caposquadra dei Banditi dei Denti Aguzzi, con il soprannome di Volpe Nera.
  • In passato ha finto di lavorare per Nathan Wallace, capitano del Pugno Fiammante.
  • E' un fedele servitore della Velsharess S'faria Do'Minar, matrona madre di Lyth My'Athar.
  • Collabora con Zanterius Veritur, reggente dell'enclave dei Maghi Rossi di Thay a Triel.
  • E' l'amante di Aluac'Tarn
  • E' membro del Culto di Shar.

Dicono di Lui... Modifica

  • Abbastanza disonesto, silenzioso, talvolta noioso. Efficiente negli affari. Ma dovrebbe stare attento... - Leonard
  • Beh direi che gli ho dato più di un occasione per mettersi sulla strada giusta. Se prova a fregarmi.. sarebbe davvero un peccato - Nathan Wallace
  • Adoro lavorare con lui, ha professionalità e fiuto per gli affari. In certi frangenti troppo preciso e riflessivo, ma poco importa: nella coppia, l'improvvisazione ce la metto io. Forse troppa. - Syran Revultis
  • Infido, astuto, sadico, manipolatore e dalla mente diabolica e contorta. Un ottimo compagno di squadra, fintantochè lo si tiene buono - Isabella de Leyva y Castillon
  • Naz'Jatar.. Per lui il mondo è un grande gioco dove l'importante non è vincere, ma barare. - Aluac'Tarn
  • Misterioso, veloce e letale. Mi chiedo cosa ci faccia uno come lui fra gli insetti... - Red'Rew
  • Di chi vuoi sapere, compare? *Ascolta la descrizione bevendo del Rhum* Ah! Oh beh. Non è che lo conosca molto, ha un caratteraccio t'avviso! A me non piace, e non mi sembra nemmeno tanto prezioso da dovermelo far piacere... Credo di avergli promesso qualche stoccata, ma non ho gran memoria. Chi lo sa se l'infilzo o no *Sorseggia pensierosa* - Delia Vencell
  • Le sue enormi qualità lo rendono un Cavallo piuttosto che un Pedone. Un Cavallo difficile da domare, forse troppo. Zanterius Veritur
  • Un sanguematto di quelli che si credono chissà chi, per via della loro discendenza ibrida. Qualcuno dovrebbe dirgli che sono solo una parodia mal riuscita di un demone, così abbasserebbero la cresta - Lorn Teannard

Contatti Modifica

  • MSN – hate_for_fun@hotmail.it

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