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Non è un segreto che le altre razze intelligenti, persino quelle malvagie, vedono i mind flayer come creature disgustose, perverse, fredde e razionali e provano paura al pensiero che un giorno potrebbero divenire il pranzo di un illithid affamato. D’altro canto, gli illithid vedono se stessi in modo assai differente, e per comprenderli appieno è necessario entrare nei loro pensieri. In primo luogo, gli illithid non sono creature prive di sentimenti. Possono gioire di un piano portato a termine senza problemi e sono frustrati da quelli andati male, amano i cervelli gustosi, provano odio verso i non morti, rabbia contro coloro che li contrastano, ridono di chi persegue nobili ideali di pace e bontà, temono di non poter unire il loro cervello al cervello antico, e “piangono” i compatrioti morti lontano dalla comunità. Un illithid a cui ufficialmente viene negato il diritto di unirsi al cervello antico potrebbe cadere in depressione, o iniziare a covare un intenso desiderio di vendetta verso il mondo intero. Tendono comunque a rimanere calmi e impassibili quando trattano con le altre razze ancora libere, mettendole spesso in soggezione con il loro atteggiamento. Un altro aspetto importante è il loro sviluppato senso di autoconservazione. Se le cose si mettono male per loro e non vedono un modo per uscirne vincitori, scappano senza preoccuparsi di alleati e compagni illithid, ed ancor meno dei loro schiavi o alleati non illithid. Ritengono un vano gesto sacrificarsi lottando a costo della loro vita per altre persone, faticando a comprendere perché invece gli esseri inferiori abbiano tanto a cuore questo concetto (di solito finiscono per dire che è nella natura degli esseri inferiori compiere atti sciocchi che gli costeranno la vita). Non ritengono da codardi fuggire dinanzi a situazioni troppo pericolose, preferendo ritirarsi nel piano astrale, e da li dirigersi verso qualche città amica a curarsi, per poi studiare nuove mosse che gli permettano di sconfiggere i loro avversari con minime perdite, sfruttando al massimo le potenzialità dei loro schiavi ed alleati. Questo istinto è radicato nella natura stessa dei mind flayer (siano essi buoni o malvagi), sebbene in alcuni arrivi alla soglia della paranoia o della codardia, tanto da non riuscire a mettere in pratica i piani elaborati; in altri individui, il senso del dovere verso i propri compiti o l’arroganza tendono a superare e schiacciare l’istinto di autoconservazione, finendo per far agire in maniera “sciocca” il mind flayer, portandolo alla ricerca di vendette insensate o a lottare fino all’ultimo respiro. Un’alta emozione caratteristica è un misto tra orgoglio, arroganza, senso di onnipotenza ed autostima. Un normale mind flayer conosce appieno le sue potenzialità ed i suoi limiti, e ritiene che con questa conoscenza possa sconfiggere da solo molte delle sfide che affronterà. Se si accorgono di aver sottovalutato il nemico, scappano e pianificano un nuovo piano o semplicemente dimenticano la faccenda (specie se la cosa non ha più rilevanza nel presente). L’ego smodato, il perpetuo senso di frustrazione e l’istinto di autoconservazione finiscono per mescolarsi, contrastarsi e bilanciarsi, tingendo dei loro foschi colori ogni azione, parola ed emozione dei mind flayer. Secondariamente, gli illithid hanno un particolare senso del tempo; per loro solo il presente ha importanza, mentre il passato è materia per il cervello antico, a cui accedere se alla ricerca di suggerimenti e consigli per piani che si svolgono nel presente. Questi stile di vita è accettato universalmente dalla maggioranza dei mind flayer che vivono in comunità dove è presente un cervello antico, al punto che non conservano documenti scritti contenenti la storia della loro comunità o dell’impero. Per questi motivo generalmente non si curano del passato. Il futuro, d’altro canto, è solo una porzione presente che non si è ancora realizzato e che apparirà in base agli schemi dei piani attualmente in svolgimento. Ciò accresce ulteriormente il senso di frustrazione dei mind flayer quando i loro piani non hanno successo. Essendo di natura legale, gli illithid tendono ad avere le medesime convinzioni (sebbene alcuni elementi possano focalizzarsi su alcuni aspetti in particolare), che riguardano il cervello antico, la dominazione sugli esseri inferiori e l’oscurità. Essi recitano:

  • Tutta la saggezza proviene dal cervello antico.
  • Unirsi al cervello antico è la più grande ricompensa di una vita ben spesa
  • Ciò che non è un illithid è uno schiavo.
  • Il dominio è vita
  • Bisogna dominare su tutto
  • Oscura la Luce


Questi punti riassumono anche la filosofia di vita degli illithid, basata sul dominio, e sulla credenza che il cervello antico sia l’apice della loro esistenza, la suprema incarnazione terrestre dei loro ideali. La presenza del cervello antico è una costante nelle comunità illithid, il quale raccoglie e immagazzina tutti gli eventi del passato e i fatti accaduti nella comunità. Per un illithid entrare in contatto con il cervello antico è normale come bere, e ciò li spinge a venerarlo e proteggerlo. Se il cervello antico muore, la comunità cade nel panico totale, privata di una presenza per loro costante nella vita, e della fonte di innumerevoli conoscenze. Unirsi a questa entità è quindi una grande ricompensa, rappresentando l’apice dell’esistenza a cui la loro personalità si unirà per convivere (e possibilmente cercare di dominare) con tutte le altre. Essi ritengono che tale onore sia ancora più meritato dopo aver vissuto un lunga vita piena di esperienze, le quali si fonderanno con le esperienze di tutti gli altri cervelli portandolo a raggiungere nuovi apici di grandiosità e potenza. Le conoscenze da lui accumulate aiuteranno le generazioni successive di mind flayer a raggiungere i loro scopi, e la sua personalità concepirà nuovi piani di conquista e consiglierà come agire agli illithid che ancora non si sono uniti al cervello antico. Questi concetti prevengono che i veri mind flayer si uccidano prima di aver raggiunto un’età avanzata, ed aumenta il loro desiderio di vivere il più a lungo possibile, esasperando il loro senso di auto-conservazione. La loro società, la loro stessa personalità, si basa sul concetto di dominare e schiavizzare. Un illithid non considera mai una creatura di un’altra specie come suo pari, ma potrebbero farlo se ritengono che tale atteggiamento possa favorire scambi, alleanze e il commercio. I mind flayer sanno istintivamente che gli esseri che si definiscono ancora “liberi” non sono altro che futuri ed inconsapevoli schiavi, o almeno un pranzo non ancora consumato. Il rito stesso che permette ad un illithid di considerarsi adulto consiste nel dominare controllare con la propria volontà uno schiavo. Stranamente il legame tra un illithid ed i suoi schiavi è assai intimo. Un illithid può arrivare a soffrire se i suoi schiavi periscono in un conflitto, di vecchiaia o di malattia o in altri modo che non siano l’essere divorati da lui. Di fatto, un illithid senza menti da controllare è come se perdesse una parte di se, e quindi cercano di ottenere nuovi schiavi con cui soddisfare il loro bisogno di controllo più in fretta possibile, talvolta ignorando altri compiti. Un individuo incapace di assicurasi mentalmente il dominio su di uno schiavo è visto dagli altri come imperfetto, inferiore, tanto che tale illithid finisce per auto-esiliarsi. Privi della compagnia degli schiavi, sono destinati a morire o perdere le loro capacità in totale solitudine. Nella visione illithid del multiverso, il loro destino è dominare su ogni pianeta, su ogni piano, e sui loro abitanti, che come tutti gli schiavi in fondo necessitano di un essere superiore che li guidi e li controlli. Gli illithid sono (o più precisamente si considerano) l’apice della catena alimentare, e di conseguenza gli altri sono solo cibo. Il più strano dei concetti è quello di oscurare la luce delle stelle, ma si spiega facilmente. In primo luogo molte delle creature intelligenti crescono libere sotto l’influenza dei soli, la cui luminosità infastidisce gli occhi sensibili degli illithid e i cui raggi caldi seccano la loro pelle che ha bisogno di essere tenuta costantemente umida. Essi ritengono che “spegnendo i soli” le creature di superficie diverranno prede più facili da conquistare, ed il mondo di superficie un luogo più ospitale per loro.

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